Otoko no
hanamichi (男の花道, Man’s Flower
Road). Regia, soggetto,
sceneggiatura, suono, montaggio: Sono Sion. Fotografia: Suzuki Kensuke. Assistente alle riprese:
Hirano Katsuyuki.
Interpreti prima parte: Sono Sion, Yamamichi Kyousuke, Fujiwara Akira, Yamamoto Kotetsu, Hida Michiko, Kawanishi Hiromi. Interpreti seconda parte: Sono Sion, Kawanishi Hiromi, Sono Michika, Sono Izumi, Sono Otoki. Durata: 110’. Anno: 1986.
Interpreti prima parte: Sono Sion, Yamamichi Kyousuke, Fujiwara Akira, Yamamoto Kotetsu, Hida Michiko, Kawanishi Hiromi. Interpreti seconda parte: Sono Sion, Kawanishi Hiromi, Sono Michika, Sono Izumi, Sono Otoki. Durata: 110’. Anno: 1986.
Link: Sito ufficiale di Sono Sion (in giapponese)
Questo
film verrà presentato nella rassegna "Rapporto confidenziale" al 29°
Torino Film Festival (29 novembre-3 dicembre). In tale occasione
"Sonatine" pubblicherà in collaborazione con il Festival il volume "Il
Signore del caos. Il cinema di Sono Sion", contenente un'intervista
inedita a Sono, un'ampia introduzione alla sua opera, alcuni saggi
critici e le schede di tutti i film proiettati nella rassegna.
Primo lungometraggio di Sono, vincitore del Gran Premio al PIA Film Festival del 1987. Girato in super 8 e diviso in due parti, il film mostra momenti di vita di un giovane studente che frequenta l’università e vive con la famiglia in una casa di periferia. Ciò che contraddistingue e unisce le varie scene è una sorta di furente inquietudine del protagonista.
La
prima parte, il cui titolo richiama nel significato quello del film, ritrae il
protagonista pervaso da un accanimento furioso che fugge in continuazione dagli
altri senza motivo evidente. La maggior parte delle scene, girate a Tōkyō,
riprendono persone in corsa, quasi a trasmettere fisicamente la sensazione di
un’ansia bruciante.
La seconda
parte, completamente diversa dalla prima , si svolge in una città di provincia e dipinge i giorni in cui il
protagonista tormentato lascia la casa per andare a Tōkyō sperando di aver fortuna. La maggioranza delle scene sono
girate nel buio o nella penombra e spesso l’immagine nasce da una lucina e dal
suo movimento, conferendo una sorta di placidità all’insieme. L’ansia rabbiosa
della prima parte viene qua a essere contrappuntata da una più meditata
tranquillità che è però anche incertezza, non vedere, non sapere, rappresentati
dalla penombra e dal buio. L’uso del colore e del bianco/nero sottolinea
l’alternanza di realtà, ricordo, sogno. Quando il protagonista riprende
l’azione e abbandona la casa, è di nuovo la corsa il movimento tipico della
scena, fino alla bellissima ripresa finale in cui egli corre verso un
indefinito futuro lasciando dietro di sé la scia del suo passaggio. Una scia
che esprime in maniera commovente l’impossibilità di tagliare definitivamente
il cordone ombelicale con la casa e la famiglia e che resta impressa nella
memoria dello spettatore in maniera indelebile.
In entrambe le parti è fore la componente autobiografica. Come ha detto lo stesso regista: "eccetto Kawanishi Hiromi nel ruolo di mia
sorella minore, recitano tutti i veri componenti della mia famiglia. Mia
madre impersona mia madre, mio padre è mio padre, mia sorella minore è la mia
amica. Ho dipinto con grande cura il senso di impazienza dei giorni in cui
andavo e venivo di casa senza dire niente a nessuno e ai quali oggi guardo quasi
con nostalgia".
È un film in cui ciò che conta non è
tanto la storia che viene narrata quanto il tentativo di rappresentare lo stato
d’animo di un giovane venticinquenne arrabbiato e inquieto. “La prima parte - continua Sono - è roba che ha ripreso il
mio inaudito stile di vita di allora così com’era. Urlo, corro a perdifiato, mi
azzuffo, mi denudo, mi slancio completamente nudo nel campus universitario,
distruggo. (...). Più che una storia ho scagliato rabbiosamente sullo schermo
l’energia vitale dell’hard core punk da
cui allora ero molto preso. Ooshima Nagisa ha battezzato questo modo di
girare 'direct cinema'”.
Pur con le asperità e le imperfezioni
tipiche del lavoro realizzato da un esordiente con mezzi quasi di fortuna,
il film riesce a elevare la narrazione autobiografica a rappresentazione di una
condizione esistenziale. In questo, Sono mostra fin dall’esordio una
sensibilità e una creatività non comuni. Fra i vari aspetti che si ritroveranno
poi in forma matura nei film successivi, piace ricordare l’introduzione di
elementi grotteschi, un notevole controllo delle riprese con luce naturale
e l’uso di piccole luci nel buio o nella penombra a comporre contesti
visivi saturi di emotività. [Franco Picollo]
Ma dove li trovi questi film ?
RispondiEliminaI film di giovanili di Sono sono usciti in un dvd box in Giappone due anni fa. Quelli della maturità si trovano abbastanza in dvd sottotitolati in inglese.
RispondiElimina