In programma al 18° Asian Film Festival (Roma, 17 – 23 giugno 2021)
★★★
Il regista Tanaka Hiroyuki, in arte Sabu, riprende il filo degli incastri di storie e di personaggi bizzarri del precedente Jam (2018) per intessere i suoi racconti di connessioni. Anche in Dancing Mary l’indagine scandisce l’evoluzione di relazioni di coppia – il giovane funzionario e la medium ragazzina, i fin troppo evocativi Johnny e Mary – e prevede sconfinamenti nell’universo dei non morti, nel quale il regista si era già addentrato con il precedente Miss Zombie del 2013.
Dancing Mary è un’opera nella quale i mondi si intersecano mentre generi si contaminano – dalla ghost story all’action, alla commedia – metaforicamente trovando un ipotetico punto di contatto proprio sull’improbabile limite, esemplificato dalle due donne malate di cancro, che il protagonista si ritroverà ad “attraversare” con la propria auto e che gli regaleranno il loro sguardo in quel momento così potente da penetrare universi distinti.
La carrellata dei personaggi, vivi e non, è quanto mai varia: la ragazza che stringendo la mano di Kenji gli mostra il mondo dei non morti sulla Terra (con un effetto di bianco e nero che trasporta visivamente lo spettatore nello scenario parallelo), bullizzata proprio a causa dei poteri che la rendono “diversa”; l’anziano yakuza del periodo Edo, che se ne va in giro portandosi addosso tutte le lame che lo trafissero quando venne tradito e ucciso dal gruppo avversario, e che in uno dei passaggi più esilaranti del film si ritrova in un aereo, lui, essere proveniente da un’epoca antica nella quale ha combattuto e ucciso tanti nemici, terrorizzato all’idea di volare; infine, chiaramente, la dolce Mary, ipoudente e asmatica, e il superficiale, ma affascinante Johnny. Senza tralasciare il gruppo dei funzionari, macchiette fantozziane, sul cui immobilismo miope il regista si sofferma con sguardo critico: pur di non assumersi responsabilità in merito alla demolizione, decidono di far intervenire esponenti di una altrettanto macchiettistica yakuza perché agisca al posto loro. Nel movimento costante del film – la danza, le luci, il passaggio tra mondi – Sabu non perde l’occasione per proporre spunti di riflessione su falle sociali ben chiare.
Apprezzabile l’uso delle luci, con cui il regista crea spazi e profondità, e l’ironia che pervade tutto il film. Non sarà deluso neppure lo spettatore romantico, perché uno dei fili che il regista stringe attorno al suo film è proprio quello della ricerca dell’incontro fatidico, che si sia nel mondo dei vivi, dei morti, o a cavallo fra i due.
Claudia Bertolé
Titolo originale: ダンシング・マリー (id.); regia, sceneggiatura: SABU; fotografia: Yanagida Hirō; interpreti: Naoto (Kenji), Yamada Aina (la medium), Yoshimura Kaito (Johnny), Ishibashi Ryō (l’anziano yakuza), Bandō Nozomi (Mary), Suwa Tarō; produzione: LDH Japan; durata: 105’; prima proiezione pubblica in Giappone: 3 ottobre 2019.

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