Belgrade 1999 (ベオグラード1999). Regia, soggetto, fotografia, suono, montaggio: Kaneko Yū; produzione: Belgrade 1999 Seisaku Iinkai; distribuzione: genshi-sya; durata: 80'; uscita: 27 novembre 2010.
PIA: Commenti: 5/5 All'uscita delle sale: 95/100
Punteggio: senza voto
Un
giovane attivista/filmmaker di sinistra decide di
ascoltare, pur non condividendole, le idee e le opinioni del leader
della
Issuikai, la nuova destra giapponese extraparlamentare. Lo stesso
regista,
spingendosi ancor più in là, decide poi di seguirlo con una videocamera
nei
suoi spostamenti fino nella Belgrado di fine millennio dove incontra
militari,
generali e politici delle destre dei Balcani impegnati a riciclarsi nel
nuovo
ordine. Il tutto con in sottofondo, tema appena toccato ma ricco di
suggestioni
creative, il suicidio, avenuto nel 2006 della fidanzata del regista,
attivista e
importante membro della Issuikai. Sembra la trama di una improbabile
fiction ma è in realtà la struttura portante di un documentario
"personale" e opera d'esordio di Kaneko Yū (anche critico/scrittore
cinematografico). Un documentario che miscela aspetti personali con
elementi sociali e politici e che si colloca in quel filone giapponese
del self-documentary che ha in alcune opere di Kawase Naomi, Hara
Kazuo e Matsue Tetsuaki (autore di un libro dal titolo proprio "Serufu
dokyumentarii") i lavori più conosciuti, ma il cui inizio potremmo indicare (ogni inizio è una finzione) nel 1975 con Nichibotsu no insho (Impressions of a Sunset) di Suzuki Shiroyasu. Per chi desiderasse approfondire il "genere", l'analisi di Hisashi Nada ci sembra fondamentale.
Ritornando a Belgrade 1999, èstato assemblato e completato nel 2009 quando Kaneko decide forse, è questa una
nostra supposizione, di affidarsi al potere soteriologico dell'opera
cinematografica per completare quella rielaborazione del lutto così necessaria affinchè il tempo possa tornare a scorrere
come vita. Il regista infatti riprende vecchie cassette che aveva registrato
dal 1999 al 2001 quando comincia ad interessarsi alla
Issuikai e specialmente al suo leader, Kimura Mitsuhiro. Mettendole insieme e
aggiungendo nelle parti più importanti un commento fuori campo crea un
documento/narrazione sul pensiero e la sete di affermazione della nuova destra.
A scanso di equivoci e benche' l'approccio del regista, anche se molto critico,
sia spesso troppo dolce verso la Issuikai, va detto che l'immagine del gruppo
che ne viene fuori è assai deprimente. Su tutto, il numero dei membri, 3000 in
tutto il Giappone, e dei partecipanti alle varie manifestazioni. In una scena
di protesta che vediamo nel film, colpisce non tanto la stantia retorica delle
vuote parole ( "patria", "nazione") ma appunto l'esiguo
numero dei partecipanti che dire una
ventina sarebbe già esagerato. Dalle manifestazioni anti-americane si prosegue
poi verso Belgrado, dove Kimura incontra i "capi" o le persone che
contano nelle destre nazionaliste del posto, politici e generali che all'epoca
dei filmati (1999) dichiaravano ancora che i massacri e lo strerminio etnico
erano solo frutto di propaganda e mirata disinformazione. E' questa la parte
politicamente più intrigante dove la videocamera segue da vicino le mosse e i
desideri di grandezza di Kimura, un occhio privilegiato anche per vedere come
nascono e di che si nutrono certe alleanze destrorse nel mondo. Non si deve pensare però ad un documentario
prettamente politico, distaccato ma è più come un occhio lasciato galleggiare
nelle acque del nuovo/vecchio nazionalismo sia giapponese che ex-yugoslavo del
periodo. Anche se molti commenti fuori campo del regista sono assai critici, tanto
che alla fine definirà parole e
concetti quali "patria e nazione" delle finzioni, la videocamera è
come fosse parte interna dei processi che ci mostra.
Qui sta il senso di disagio che si prova a vedere le
immagini, non si percepisce cioè una netta presa di distanza ( delle immagini)
dal soggetto che presenta ed è forse per questa ragione che il documentario è
stato proiettato sì in teatri indipendenti a Tokyo e Osaka, ma è anche vero che non ha trovato altri sbocchi nel giro
degli art-theater nipponici.
Paradossalmente in questo suo sporcarsi le mani più del
necessario, ancora oggi le (poche) proiezioni sono seguite da un battle talk
fra esponenti della Issuikai ed intellettuali dell'area di sinistra, in questo
suo essere disturbante soprattutto a sinistra quindi, risiede uno dei punti
più interessanti del film. Altro pregio dell'opera è poi la già citata struttura stessa del film, il suo
essere self-documentary che prova come un intimo diario, se non a spiegare,
almeno a presentare l'abisso e le ragioni del suicidio dell'amata. La sua
presenza/assenza lieve, quasi diafana
nel film, è' il gorgo da cui "Belgrade 1999" scaturisce.
Significative a questo proposito sono le pochissime scene in cui compare,
sempre bellissima e tirata e quasi assorta in un'altra dimensione.
Difficile dare un voto ed esprimere giudizi che non siano
fluttuanti ad un lavoro del genere: un diario allo stesso tempo reale e mentale
dove, come nei migliori casi di self-documentary, a essere messo in discussione
è prima di tutto il cinema stesso e la posizione dell'opera cinematografica
nella contemporaneiità, con l'eccedenza di significati e di possibilità che il
"semplice" atto di filmare porta con sé. [Matteo Boscarol]
sempre interessanti i film che proponi matteo e questo jishu eiga non è da meno, peccato che le perle che scopri siano irrintracciabili da questa parte del globo
RispondiEliminapensa che sono lavori la cui qualita` prettamente estetica talvolta e` assai bassa, ma che sono interessanti per altri motivi....e fra l`altro sono poco conosciuti anche qui in Giappone...
RispondiEliminaavevo intuito si trattasse di doc dall'estetica grezza, d'altronde i jishu eiga nascono proprio così.
RispondiEliminaper quanto riguarda la diffusione in giappone, immagino avrai comunque avuto i tuoi grattacapi a rinracciare film del genere, dato che (come ovunque) la gente oltre il mainstream conosce poco o nulla. Almeno però ci sono iniziative come il PIA e tante sale indipendenti nelle quali è possibile scovare queste perle (come tu ben sai dato che conosci molto bene lo skhole di waka).
attendo nuove segnalazioni con la speranza di poterle un giorno vedere, a presto.