Helldriver. Regia: Nishimura
Yoshihiro; soggetto e sceneggiatura:
Nishimura Yoshihiro, Nagisa Daichi; interpreti:
Hara Yumiko, Shiina Eihi, Yanagi Yūrei, Izumi Kai; durata:
105'; uscita: 23 luglio 2011.
Punteggio ★★
In Helldriver il sangue sgorga come da un idrante
lanciando d’attorno gocce che svelano la presenza della macchina da presa, si
sguainano spade (elettriche!) per difendersi da un mondo infestato da zombi
classicamente rintronati, ma sulla cui fronte crescono cornetti che vanno a ruba
tra gli umani perché contengono una droga potente.
Un gore-zombi-demenziale intenso, due ore di anarchica
marcia contrappuntata da musica a martello, con uno stile che eccessivo è dire
poco. Yoshihiro Nishimura è un esperto del genere, essendosi occupato di trucco
ed effetti speciali per esempio in diversi film di Sono Shion (Suicide Club,
Noriko’s Dinner Table, Strange Circus, solo del trucco in Exte: Hair
Extension e Love Exposure), oltre ad aver vinto, con un suo precedente
film, Tōkyō zankoku keisatsu (Tokyo
Gore Police), il premio come migliore film asiatico al Fant-Asia Film Festival.
La storia di Helldriver inizia con una misteriosa
nube tossica che si espande sul Giappone e trasforma gli umani in zombi. Per
ovviare al problema della gestione di queste belve sceme, ma affamate di carne
umana, viene costruito un muro attraverso il Paese, che le relega nella parte
Nord, lasciando agli umani il resto del territorio. Gli stessi umani che vanno
poi a “caccia” nella riserva di zombi per raccogliere i preziosi cornetti o
che, per contro, danno vita a comitati per la difesa delle creature. Fin
da subito, mentre si strappano cuori (e ce li si scambia, fine metafora), si
brandiscono arterie gocciolanti sangue, e il pubblico ride divertito, scatta il
meccanismo dell’evocazione bieca, della citazione (ad insaputa del regista?)
varia e a flash disordinati come la trama del film: la nube tossica sembra
presa in pieno dallo scenario altrettanto apocalittico e delirante de “La nube
purpurea” di M.P. Shiel e i poveri zombi braccati per i loro cornetti sono così
simili ai vampiri della serie True Blood, nella quale sono appunto
i vampiri ad essere ricercati per il loro sangue che agli umani fa l’effetto
del viagra, e che tentano di organizzarsi in comitati e leghe per provare a
difendere la propria diversità. Grondano metafore un po’ ovunque.
La protagonista di Helldriver è Kika,
ragazza-guerriera spesso in posa da eroina di un manga, animata da un vago
spirito di vendetta nei confronti della cattiva Regina degli Zombi (Eini
Shiina, l’attrice che interpretava l’indimenticabile dark lady in Audition).
La scena nella quale la ragazza è costretta ad assistere mentre il padre viene
letteralmente affettato (ma che ha la forza surreale di scambiare due parole
con lei nel frattempo) di nuovo sembra rimandare a qualcos’altro, a Tsumetai
nettaigyo (Cold Fish), di Sono Shion per dirne uno, film così prodigo di
sequenze di smembramenti di corpi. Le due donne (Kika e la Regina) sono ben
delineate come personaggi. Attorno a loro gravita un circo di fantasiosi
uomini-cowboy, apparenti dittatori con veline al seguito, inutili corpi senza
vita che camminano. Gli effetti travolgono (mi ha colpita l’aereo fatto di
corpi umani), le trovate pure.
Dopo tutto, il finale è delizioso, con la protagonista che
si riprende il cuore che le avevano rubato, lo rimette a posto e le arterie,
come piccoli esseri vermiformi agitati, si riallacciano al muscolo e
l’equilibrio è ripristinato.
Dopo due ore di marcia sgangherata e dalle trame
sfilacciate, si approda ad un accenno di poesia, anche se sanguinolenta.
[Claudia Bertolè]

Nessun commento:
Posta un commento