Tōkyō kōen (東京公園, Tokyo Park). Regia e sceneggiatura: Aoyama Shinji; soggetto: dal romanzo di Shoji Yukiya; interpreti: Miura Haruma, Eikura Nana, Konishi Manami, Igawa Haruka, Sometani Shōta; durata: 119'; uscita: 18 giugno 2011.
Link: Sito ufficiale - Mark Schilling (Japan Times) - Nicholas Vroman (a page of madness)
PIA: Commenti: 3/5 All'uscita delle sale: 62/100
Punteggio ★★★
Sono passati quattro anni dall'ultima fatica
cinematografica di Aoyama Shinji, autore fra i più interessanti, almeno per
chi scrive, nel panorama giapponese contemporaneo. Con Tōkyō kōen però Aoyama
in qualche modo fa una capriola, disorienta un po', prende una strada diversa
da quella che ci aveva abituato, almeno negli ultimi dieci anni. Dimenticatevi
lavori come Eureka o Eli Eli lama sabachtani, almeno parzialmente, e
preparatevi a gustare un nuovo Aoyama, più divertente, quasi scanzonato ma non per questo meno
sensibile e capace di toccare le corde più deboli ed esposte dell'essere
umano.
Tōkyō kōen ci racconta la storia di Koji (Miura Haruma),
uno studente universitario con la passione per la fotografia che un giorno
viene avvicinato da un uomo che gli chiede di fotografare una donna con la
sua bambina in tutti i loro spostamenti per i parchi di
Tokyo.Questa storia, che si risolverà solo alla fine, si
intreccia poi con quella di Koji e della sua sorellastra Misaki (Konishi Manami) e una sua vecchia
compagna di classe un po' svampita Tominaga (Eikura Nana), appassionata di film
di zombie ed ex fidanzata del suo compagno di appartamento Hiro (Sometani Shota). A questi si aggiunge poi il propietario gay di un bar dove il
ragazzo lavora nelle ore serali. Non c'e' dubbio che Aoyama sa dove posizionare
la mdp ed e bravo a scegliere le illuminazioni giuste ma il film nella parte
centrale un po' si perde, il tono scanzonato e leggero di alcune scene, molto
divertenti per altro, non riesce a
creare la tensione narrativa necessaria. Va notato che le parti piu'
importanti, quelle meglio girate o comunque più cariche di significato sono
quelle girate in interni, il che da un po' l'idea della novità rispetto ad
altri lavori del regista. Con un' unica eccezione però, c'è una parte dove
ritroviamo l'Aoyama di Eureka ed Eli Eli sabachtani in una bellissima scena
quando la sorella e Koji si recano su un'isola vicina a Tokyo per visitare la
madre (di lei) malata. La bellezza e asprezza del mare, i colori
del paesaggio roccioso, la casa con le sue stanze e le sue memorie e poi uno
stacco sul viso di Misaki che scoppia a piangere e Aoyama ci regala senza
nessuna parola alcuni minuti di pura poesia sulla transitorietà dell'esistenza.
Ma la parte migliore del film nel suo complesso è
l'ultima dove oltre a risolversi molti dei nodi narrativi e ad alcuni colpi di
scena, assistiamo alle rivelazioni dei sentimenti di tutti i protagonisti. Così Misaki rivela a Koji di essere innamorata di lui
quando i due, lui armato di macchina fotografica, riescono finalmente a
guardarsi nel profondo ed è interessante che in questa scena, una delle
migliori del film, a fungere da elemento scatenante, da mezzo attraverso cui
far emergere la verità dei sentimenti, sia proprio la macchina fotografica che è un' altra protagonista del film. Ma le rivelazioni non sono finite, basti
solo dire che Eikura Nana è bravissima a rendere il personaggio di Tominaga tanto
scanzonato e pazzoide in superficie quanto sensibile e delicato al di sotto.La relazione tra i due "amici" con tutto il non
detto, gli scherzi, le prese in giro e le allusioni che il giovane ragazzo non
riesce a cogliere, è la cosa che forse ho preferito di più nel film, davvero
un tocco delicato quello di Aoyama nel descrivere le relazioni interpersonali
fra i giovani.
In conclusione si può dire che forse questo è un film di svolta per Aoyama; godibilmente imperfetto e migliorabile ma comunque un gradito ritorno. [Matteo Boscarol]

un'inaspettata svolta più leggera e "commerciale" per Aoyama? La sua precedente filmografia l'ho apprezzata molto (Eureka) o molto poco (Korogi), ma ammetto che tra gli autori contemporanei è probabilmente quello che conosco meno. Parlando di macchina fotografica come "personaggio" il mio pensiero è inevitabilmente andato a A snake of june, ma immagino non si possano fare molti paragoni
RispondiEliminasi`, probabilmente e` una svolta (che portera` all`inevitabile family drama?), in realta` il film non mi ha colpito piu` di tanto....si vede che la mano c`e` ma il voto e` piu` per il ritorno di Aoyama che per il film stesso....
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